Molto si è detto in questi ultimi anni sulla possibilità di rafforzare la tax compliance in Italia, con un forte cambiamento delle modalità di comunicazione tra contribuenti e pubblica amministrazione e, di conseguenza, attraverso una rilevante innovazione dei mezzi. Ecco quindi che, prima con la Delega fiscale, successivamente, attraverso il D.Lgs. 175/2014, è andata concretizzandosi l’idea del 730 precompilato, messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate ai contribuenti attraverso il proprio sito.

Lo slogan “730 precompilato a casa” è stato ancora per molti mesi del 2015, primo anno della “dichiarazione precompilata”, un elemento di forte equivocità, che ha prodotto grandi aspettative e attese di veder recapitata a casa la “precompilata”, tanto per rimarcare una cultura diffusissima nel nostro Paese, caratterizzato ancor oggi da un rilevante digital divide.

Gli elementi più rilevanti dell’unica esperienza compiuta, quella del 2015, hanno posto due grandi questioni, alla prova dei fatti in quest’avvio della campagna dei redditi 2016: tempi e facilità di ottenimento delle credenziali di accesso all’area dedicata del sito dell’Agenzia; qualità dei dati e delle informazioni presenti nel 730 precompilato, dovuti in questo caso alla capacità del sistema dell’Agenzia di incamerare nuovi dati da soggetti terzi, recuperare dati già a disposizione nelle proprie banche, allinearsi alle altre banche dati pubbliche, in particolare con l’Inps, il più grande sostituto d’imposta italiano.

Superate in parte, dopo una prima fase, queste criticità – anche grazie a un rilevante impegno nel ruolo di “controllo qualità” degli intermediari – la funzionalità dello strumento si è imbattuta nelle difficoltà dei contenuti messi a disposizione. Infatti, in maniera tale da essere pre-calcolati, a prescindere dalle caratteristiche del contribuente.

L’effetto finale di questa prima esperienza è stato un 7% – circa 1,4 milioni – di modelli 730 inviati direttamente con il sistema online, un risultato minore delle aspettative, che ha quindi impegnato per il restante 93% gli intermediari e nello specifico i Caf per il 91,7%.

È perciò interessante leggere l’impatto della dichiarazione precompilata sull’attività di questi ultimi. Infatti, diverse sono state le novità e conseguentemente gli impegni organizzativi ed economici prodotti dal D.Lgs. 175/2014 per i Caf. Va però ricordato, innanzi tutto, che il sistema dei Caf ha contribuito, dalle sue origini, nell’ultimo decennio del secolo scorso, in modo considerevole alla modernizzazione telematica e digitale del fisco italiano.

Nel 2010 l’Ocse stilò una graduatoria del grado di informatizzazione dei sistemi fiscali, confrontando la percentuale dei cittadini che aveva accesso ai servizi fiscali online, rapportata alla percentuale del bilancio dedicata dalle Agenzie delle Entrate alle spese per Ict. L’Italia figurava al primo posto con il 100% dei contribuenti che accedeva ai servizi per via telematica, con una spesa pari al 3,9% del bilancio dell’Agenzia delle Entrate.

I paesi più avanzati, dopo l’Italia, erano, in Europa, la Danimarca, con il 100% dei contribuenti ma a fronte di una spesa del 17% del budget (oltre quattro volte quella italiana) e nel mondo, il Cile con il 97% dei cittadini e una spesa per l’informatica del 5,1% (al secondo posto assoluto per rapporto fra costi e risultati). In Francia solo il 20% dei contribuenti individuali, il 14% dei professionisti e il 40% delle società accedeva ai servizi online a fronte di una spesa per l’informatica del 9,4% (due volte e mezzo quella italiana). Negli Stati Uniti il 60% dei contribuenti con una spesa del 15%. Questo risultato è stato possibile grazie al sistema della trasmissione telematica, avviato appunto alla fine degli anni ’90, che si è potuto realizzare grazie ai Caf, i quali si sono assunti buona parte della spesa per l’infrastruttura informatica.

Dal comunicato stampa congiunto di Agenzia delle Entrate e Consulta dei Caf del 5 maggio 2010. “I dati Ocse basterebbero da soli a sgonfiare le polemiche che ciclicamente vengono sollevate sul ruolo e sui compensi dei Caf, certificando che l’investimento pubblico in Italia è il più basso a fronte dei risultati raggiunti, evidenziano come anche i Caf abbiamo a loro volta collaborato e concorso alle spese in ricerca, sviluppo e messa in opera di questi processi innovativi … Va infine sottolineato che questo risultato in Italia, Paese di certo non altrettanto in alto nella classifica dell’alfabetizzazione informatica, si è ottenuto senza scaricare sul contribuente il disagio più sentito dei processi di informatizzazione: la perdita del contatto umano, del rapporto con una persona in grado di prestare assistenza e consulenza. E questo è un risultato del quale i Caf si possono attribuire in buona parte il merito”.

Non crediamo che oggi questi dati si discostino molto da quelli citati, ma certamente al sistema italiano degli intermediari sono state richieste ulteriori implementazioni tecnologiche , organizzative con conseguente aumento dei costi d’impresa, disconosciute in gran parte dai recenti tagli ai compensi del Ministero dell’Economia e delle Finanze inseriti nell’ultima Legge di Stabilità, da quest’anno agli anni a venire.

Tornando alle novità del nuovo “sistema precompilato”, i Caf e i professionisti hanno accolto con favore il tentativo di agevolare i contribuenti nella dichiarazione dei redditi ma questo ha comportato una vera e propria riorganizzazione del sistema.

La prima novità è quella di una delega del contribuente per l’acquisizione della sua precompilata, per l’anno della dichiarazione, da ottenere, registrare, archiviare e presentare a richiesta nelle eventuali e diverse fasi di ispezione o di accertamento.

Un’altra considerevole innovazione, già prevista poco prima del D.Lgs. 175/2014 ma rafforzata dagli adempimenti e dalle maggiori responsabilità addebitate ai Caf dallo stesso decreto legislativo, è quella dell’archiviazione documentale che per scelta e per necessità non può che essere digitale.

Infatti, dal 730/2014, saranno i Caf a rispondere totalmente degli accertamenti svolti dall’Agenzia , dovendo quindi produrre tutta la documentazione necessaria a sostenere le dichiarazioni.

Questi nuovi elementi, connessi alla grande mole di dati e informazioni individuali che alimentano la dichiarazione precompilata, hanno aperto un nuovo capitolo riguardante la privacy, il trattamento dei dati personali e la loro archiviazione. Non è quindi per caso che il Garante per la protezione dei dati personali abbia prodotto una Deliberazione datata 10 marzo per l’avvio di un’attività ispettiva, anche per mezzo della Guardia di finanza, circoscritta al primo semestre 2016, “che comprende anche accertamenti in riferimento a profili di interesse generale per i trattamenti effettuati dai centri di assistenza fiscale (Caf), per la verifica del rispetto delle misure organizzative e di sicurezza adottate nell’ambito della trasmissione della dichiarazione dei redditi precompilata”.

Queste misure, di per sé sacrosante, sono state ovviamente avviate dopo la deliberazione e, perciò, stanno avendo corso nel pieno della campagna fiscale, pur in considerazione del fatto che la stessa Agenzia delle Entrate, abbia svolto e svolgerà analoghe ispezioni a seguito di provvedimenti emanati l’anno scorso, prima della campagna 730/2015 learn this here now.

In questo senso, gli intermediari hanno assistito a una moltiplicazione in progress di adempimenti e corrispondenti controlli che sarebbe auspicabile fossero nell’immediato futuro coordinati tra le istituzioni e la pubblica amministrazione e, soprattutto, preventivamente definiti attraverso linee guida, coerenti alla contemporanea mission di semplificazione procedurale e garanzia dei dati personali.

Analoga attenzione però dovrà essere esercitata nell’accesso e nell’esercizio della dichiarazione online, prevedendo, dato il già citato digital divide, un più che possibile esercizio abusivo da parte di terzi dell’attività di assistenza fiscale, attraverso un uso massivo delle credenziali personali.

Certamente, l’avvio di questo processo comporterà ancora per qualche tempo la necessità di affinare il sistema, avviato probabilmente in maniera troppo rapida e senza sperimentazioni; sicuramente gli intermediari potranno fornire un importante contributo al miglioramento del rapporto tra contribuente e Fisco ma quest’ultimo, inteso come sistema complessivo della pubblica amministrazione, dovrà a sua volta intensificare la relazione e il riconoscimento dei soggetti intermedi, Giano bifronte tra la tutela e la consulenza per il contribuente da una parte e il ruolo di sussidiarietà e di asseverazione per il Fisco, dall’altra. Anche sul piano tecnologico, ciò potrà avvenire se la pubblica amministrazione deciderà di imprimere una reale accelerazione al processo di cooperazione applicativa con questi soggetti, per implementare la qualità del sistema, sia sul piano dell’efficienza che su quello dell’efficacia, a totale beneficio dei cittadini.

 

Mauro Soldini e Massimo Bagnoli, coordinatori della Consulta nazionale dei Caf, da  ForumPa.it, nella sezione “Cantieri della Pa Digitale” martedì 10 maggio 2016

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